• Calcolare il mondo

    E che ne sarà di chi resta irriducibile a questo modo di vedere il mondo? Di chi ancora ritiene che le passioni brucianti non siano equazioni o algoritmi che permettono di prevedere ciò che faremo in quanto particelle isolate sospinte dalla corrente dello sciame? Adeguarsi o restare esclusi.

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    Basta poco per spegnere una Città. A Cremona c'è chi è rimasto bloccato in casa perché aveva solo serrature elettriche alle porte mentre altri non hanno potuto lasciare il Pronto Soccorso perché i computer spenti non permettevano ai medici di redigere le dimissioni dei pazienti. E mentre la Bundesbank fa scorta di contanti per aiutare l'economia tedesca a far fronte ai preventivati black out di questo inverno, quali altre opportunità potrebbe offrire uno spegnimento generalizzato? E se l'immaginazione offrisse delle alternative all'attesa messianica del guasto?

  • Nella selva

    Avventurarsi nel bosco è questione sempre gradita per chi sente ostilità verso ciò che lo circonda. Spezzare il disincanto dell’urbano è preziosa possibilità. Alla ricerca di un qualcosa che ci curi, come il ginepro e la menta, da cui trarre un magnifico unguento che possa alleviare i nostri dolori. Giunti in una selva, attizziamo lo sguardo e intorno a noi scrutiamo animali, fiori e alberi. Essi ci parlano, ci chiamano, invocando la nostra assenza. Ogni arbusto ci vede come un estraneo che sta visitando un territorio non suo e ci sussurra che lui è qui, con la sua storia e le sue forme.

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    Rinchiuderli come topi durante il terremoto. Questo pretendevano le guardie carcerarie della casa circondariale di Ancona. In quattro sono state aggredite e mandate in ospedale, le chiavi sottratte e tutte le celle aperte dai detenuti stessi. Per sedare gli animi, alla fine, il comandante cede e i blindi vengono lasciati aperti durante la notte. Malmenare uno sbirro può essere talvolta la via più breve per ottenere ciò che si vuole.

  • Presenzialismo

    Siamo importanti, insostituibili, unici. Certo. In quanto individui. Ma mai indispensabili, mai potremmo giungere a pensare che qualcosa nel mondo sociale, in nostra assenza, potrebbe non avvenire in un senso assoluto. Sarebbe altrimenti l'anticamera dell'autoritarismo quanto dell'autorevolezza, del pensare che il fine della rivolta giustifichi i mezzi che utilizziamo in quanto noi stessi ne siamo il mezzo necessario.

  • Le tenebre dello sciopero e la fame di idee

    La società in cui viviamo ha bisogno del carcere. Fatto lapalissiano, imponderabile per un dominio che fa della reclusione un monito contro chi sogna, chi si dispera, chi desidera altro. La logica dell’internamento coatto è passata storicamente anche dai lager nazisti ma è diventata totale nel regno delle democrazie del consumo. Campi di concentramento e luoghi di internamento si mischiano nella varietà della segregazione: prigioni, gabbie, centri di reclusione, carceri minorili, istituzioni psichiatriche, sorveglianze speciali e domiciliari, magari con un odioso braccialetto elettronico che non ti abbandona mai, sono strutture materiali e fortificazioni repressive sempre più invasive che si installano nelle menti.