Ancora due

Con una poesia di appena otto versi, Jakob van Hoddis (1887-1942) divenne il poeta dell’espressionismo, colui che seppe esprimere ansie e speranze davanti alla fine della società borghese tedesca del tempo. Tra vorticosa industrializzazione, dilagante miseria, sogni di rivoluzione, venti di guerra e catastrofiche minacce, van Hoddis annunciò una fine del mondo che avrebbe sedotto chiunque fosse intenzionato a «far fluire il sangue nelle vene dello spirito».
Ma nello spazio di qualche anno finì per smarrire la ragione. Dopo lunghe peregrinazioni, perì in un campo di sterminio in Polonia, assieme ai malati e al personale medico dell’istituto ebraico in cui era ricoverato. Agli occhi dei nazisti, era quattro volte colpevole: in quanto ebreo, poeta, pacifista, schizofrenico.
Di lui restano una manciata di poesie comparabili alle «Belle canzoni dei manicomi, dove si esalta il sentimento di una libertà totale — i raduni, militari e non, si infrangono contro i loro muri».

Jakob Van Hoddis
Fine del mondo
pag. 60, euro 4

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Pubblicato nel 1956 sulla rivista brasiliana Anhembi, lo studio di Péret sul Quilombo dos Palmares è un buon esempio di quel che si dice «spazzolare la storia contropelo». Nel corso del XVII secolo, in una vasta zona del nord-est del Brasile, i «neri cimarroni» — schiavi fuggitivi — diedero vita ad una sorta di confederazione di comunità autonome che per oltre settant’anni resistette alle spedizioni delle truppe olandesi e portoghesi. Di questa esperienza pressoché unica per estensione e durata, il poeta surrealista non fa l’apologia mitopoietica, ma coglie con passione splendori e miserie.
Il Quilombo, inizialmente improntato ad una forte solidarietà fra oppressi e ad un’incompatibilità con qualsiasi forma di autorità, caratteristiche che istigavano alla generalizzazione della rivolta, col passare degli anni cedette al ricatto di militarizzare l’autodifesa. Un passaggio che lo trasformò in una piccola Repubblica chiusa, con tanto di re e di nuovi schiavi. Il Quilombo di Palmares è molto più di un’interpretazione innovativa di un movimento di schiavi ribelli nel Brasile afflitto dal colonialismo. Dalle sue pagine emerge un’intera antropologia della libertà, capace di evocare l’irriducibile spirito di rivolta: la storia dell’umanità è quella della reciproca ostilità tra dominati e dominatori.

Benjamin Péret
Il quilombo di Palmares
pag. 88, euro 5