Avviso ai viandanti dell’idea in cerca di oasi

A trent’anni dalla loro prima edizione tornano disponibili tre vecchi titoli delle edizioni Gratis, rivisti e corretti, a cui presto si aggiungeranno alcune novità. In preparazione anche un nuovo catalogo in rivista, in solo formato elettronico, dopo quello cartaceo dello scorso millennio (novembre 1993). Come dite? Nessuno legge più libri? E allora? Se c’è chi ha avuto la sublime follia di aprire una libreria in mezzo ad un deserto, perché noi dovremmo rinunciare a pubblicare libri?

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È impossibile per chi s’interessi dei rapporti che intercorrono tra poesia e rivoluzione non imbattersi nella figura del surrealista francese Benjamin Péret, poeta rivoluzionario, che nel 1936 pubblicò Je ne mange pas de ce pain-là.
Attraverso il violento linguaggio della rabbia e dell’esecrazione, Péret spinge la poesia alla ricerca di una sua pratica effettiva, incitando alla liquidazione dell’esercito, della polizia, dei preti, dei padroni, del denaro, del lavoro e di tutti gli altri responsabili dell’abbrutimento sociale. Nello stesso anno Péret, che non fa della poesia una vuota promessa d’azione, prende parte alla Rivoluzione spagnola, combattendo prima nelle fila dei comunisti antistalinisti e poi a fianco degli anarchici. Sarà il solo surrealista — fra quelli conosciuti — in questa lotta, che tutti i suoi amici fecero anch’essi con entusiasmo, ma da lontano.

Benjamin Péret
Non ne mangio di quel pane
Lettere dalla rivoluzione spagnola

pag. 88, euro 5

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Scritta nel 1787, La Verità è l’opera più violenta e passionale che Sade abbia mai scritto contro la religione. L’ateismo abbandona il terreno della speculazione filosofica per entrare nel vivo della lotta contro l’oppressione sociale — di cui la religione è un pilastro — impugnando l’arma della bestemmia e della dissacrazione.

Sade fu costante fonte d’ispirazione per il surrealista tedesco Hans Bellmer (1902-1975). Nella sua opera a lui dedicata spiccano due raccolte di dieci incisioni ciascuna: la prima è A Sade (1961), integralmente riprodotta all’interno del libro; la seconda è Breve trattato di morale (1968), da cui è tratta l’immagine di copertina.

D.A.F. SadeLa Verità
Hans Bellmer A Sade
pag. 32, euro 3

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Se c’è una cosa che viene regolarmente sottoposta alla riprovazione generale, quella è l’ozio, considerato una bestemmia in un mondo che ha fatto del lavoro la propria religione. L’apologia dell’ozio è dunque un primo passo verso la liquidazione di chi vorrebbe imporre la brutalità del lavoro, sia nella sua attuale forma capitalistica, sia nella sua versione socialista del «lavoro giusto» per tutti — aspirazione tipica di chi, avendo bandito il piacere dalla propria vita, è intenzionato a proibirlo anche agli altrui.
Questo testo risente dell’influenza che il Tao, con la sua filosofia del we-wei («non-fare»), esercitò sul suo autore Clément Pansaers, dadaista quasi sconosciuto, ed ha il pregio di sottolineare la deliziosa complicità che unisce l’ozio all’eros.

Clément Pansaers
L’apologia dell’ozio
pag. 64, euro 4

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