Il Creatore

L’elenco di amici, corrispondenti o ammiratori dello scrittore che si definiva una «sintesi tra Immanuel Kant e Charlie Chaplin» è alquanto impressionante: Georg Simmel, Paul Scheerbart, Alfred Kubin, Martin Buber, Gustav Landauer, Erich Mühsam, Else Lasker-Schüler, Samuel Lublinski, Kurt Hiller, Ludwig Rubiner, Paul van Ostaijen, Herwarth Walden, Carl Einstein, Franz Pfemfert, Raoul Hausmann, Hannah Höch, Ludwig Meidner, Karl Kraus, Walter Benjamin… 
In Germania, all’inizio del secolo scorso, i suoi eruditi saggi venivano pubblicati da rinomate case editrici, le sue bizzarre fantasie da riviste di avanguardia: è più che sufficiente per suscitare una forte curiosità, che tuttavia si scontra con l’oblio in cui è caduta l’intera sua opera. Di chi stiamo parlando, infine? 
Aveva un nome e uno pseudonimo, in certo qual modo entrambi sfuggenti. Con il primo — reso inafferrabile dalle sue numerose declinazioni (il cognome variava da Friedlaender a Friedländer, passando per Friedlænder; mentre la S. che lo precede per alcuni indicava Solomo o Solomon, per altri Salomo o Salomon) — si presentava nei panni del filosofo serio, dal linguaggio astruso, studioso di Schopenhauer, Nietzsche e soprattutto Kant. Mentre col secondo — la negazione di ogni identità, ovvero la parola anonym letta al contrario — Mynona offriva pubbliche letture nei cabaret berlinesi e firmava novelle grottesche ironiche, sarcastiche, provocatorie, impudenti, che costituivano un «carnevale della logica».
Nato il 4 maggio 1871 a Gołańcz (città polacca che all’epoca faceva parte della Prussia) da una benestante famiglia ebrea, il futuro «clown della filosofia» inizialmente seguirà le orme paterne studiando medicina, per passare poi all’odontoiatria ed infine alla filosofia. Nel 1899 incontra il filosofo Ernst Marcus, la cui interpretazione eretica di Kant (riassunta in Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant, libro tradotto in Italia da Giuseppe Rensi nel 1938) ne influenzerà profondamente il pensiero.
Nel 1911 Friedlaender, il filosofo, pubblica una Biografia intellettuale di Nietzsche, generando un tale entusiasmo tra gli espressionisti da spalancargli le pagine delle loro principali pubblicazioni, come Der Strum e Die Aktion (che gli dedicherà il primo numero dell’annata 1913). Ma la sua opera principale resta Schöpferische Indifferenz, apparsa nel 1918, una fonte di ispirazione prima per il Dada berlinese e successivamente per Walter Benjamin. Un tomo di quasi 500 pagine in cui l’autore invitava ad affrontare le dicotomie sociali esistenti con «viva indifferenza», non intesa come rassegnata (ed interessata) oscillazione fra poli opposti, né come indolente sospensione del giudizio (adagiandosi in una comoda via di mezzo). Giacché per Friedlaender l’indifferenza creatrice «non è una mancanza d’impulso, ma sta al di là di tutti i nostri impulsi in conflitto, nella nostra interiorità». È «un punto zero creativo», da ricercare se si vuole sfuggire ai riflessi ereditari. Quando gli istinti naturali dell’essere umano vengono addomesticati ed omologati dall’evoluzione delle norme sociali, che finiscono per non essere più percepite come una imposizione esterna ma come una predisposizione innata, l’individuo sparisce sostituito dal cittadino consumatore. 
Non a caso Friedlaender sosteneva che «le persone moderne sono tutte, più o meno vergognosamente, schiave degli oggetti». 
Per ritrovare le infinite potenzialità dell’essere umano bisogna allora fare tabula rasa dei valori interiorizzati, saper prendere e mantenere le distanze dal condizionamento sociale e trovare in se stessi il proprio mondo. «Di conseguenza — scriveva Friedlaender — consideriamo l’interiorità come una dimensione centrale indifferente neutra, la non differenza, l’indifferenza, la fusione ultima e, anche se esteriormente rappresenta il mero nulla, essa contiene precisamente la possibilità di ogni differenziazione. In una dimensione neutrale di questo tipo, libera da ogni relatività, la persona, l’anima, l’interiorità, lo spirito e la volontà sono liberi. A partire da questa esaltazione dell’esorbitanza creativa del soggetto si chiarisce l’oggetto, il differenziabile, il differenziato, il polarizzato, l’esteriorità».
Considerato che Schöpferische Indifferenz è apparsa nel 1918, per cogliere la portata del suo significato è possibile fare riferimento proprio alla questione della guerra. Avendo compreso la finzione implicita della contrapposizione tra Guerra e Pace (come tra Destra e Sinistra, tra Cristianesimo e Islam…), l’indifferenza creatrice si manifesta nel rifiuto di prender partito come premessa per arrivare ad una rottura radicale con tutto ciò che è dato. Un esempio in tal senso è quello fornito dai surrealisti, i quali di fronte alla minaccia bellica non esitarono ad affermare che la mobilitazione contro la guerra non è la pace.
E per sostenere ed ampliare lo sforzo del filosofo Friedlaender, l’umorista Mynona ne darà poco dopo una interpretazione letteraria nel racconto Der Schöpfer. Sebbene la sua pubblicazione in volume, impreziosito dai disegni di Alfred Kubin e curato dallo stesso editore di Kafka, risalga al 1920, in realtà si tratta di un testo già apparso a puntate l’anno precedente sul periodico Der Einzige (L’Unico). 
Der EinzigeL’Unico… non conosce partiti. Si pone su basi strettamente individualistiche e lotta contro ogni suggestione e psicosi di massa…») era l’organo della «Società per la cultura individualista», ovvero lo Stirnerbund, fondato da un altro filosofo, Anselm Ruest (anagramma del suo vero nome, Ernst Samuel), cognato di Friedlaender, che già nel 1906 aveva pubblicato uno studio su Max Stirner. E il debito di Friedlaender nei confronti di Stirner appare qui in tutta la sua evidenza. La schöpferische Indifferenz da lui teorizzata nel 1918 rimanda direttamente al schöpferische Nichts evocato da Stirner nel 1844. 
Se Friedlaender, con «Le monde, c’est moi. L’assolutamente reale è intimamente personale, il miracolo del mondo in persona, magico, meraviglioso…», invitava a creare in sé il punto di indifferenza in grado di aprire ad una creatività infinita — «si cerca sempre l’assoluto e l’origine del mondo, ma non si arriva mai al risultato, perché non si trova il principio creatore dell’universo se non in se stessi. La soluzione, il miracolo, è proprio il fatto che questo si possa stabilire a livello personale e si possa raggiungere all’improvviso una volta per tutte» — Stirner affermava in maniera perentoria: «Io non sono nulla nel senso della vuotezza, bensì il nulla creatore, il nulla dal quale io stesso, in quanto creatore, creo tutto». 
E sempre su Der Einzige apparve il solo testo teorico sul concetto di grottesco (nell’opera di Mynona), sulla sua capacità di contrastare l’ottusità cognitiva e sensoriale della conoscenza abituale attraverso una sfrenata esagerazione, una sfida tesa a stimolare lo spirito critico. Si trattava di un testo breve (che pubblichiamo qui di seguito) ma di fondamentale importanza, in quanto nessuno poteva conoscere a fondo l’argomento meglio del suo autore: Solomo Friedlaender.
Costretto a fuggire in Francia in quanto ebreo, Friedlaender/Mynona non poté riparare negli Stati Uniti a causa dell’ostracismo nei suoi confronti da parte di Thomas Mann. Stremato dall’esilio, morirà in povertà e solitudine il 9 settembre 1946 a Parigi.

Mynona
Il Creatore
pag. 112, euro 6

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