• Il canto del cigno

    Sotto gli acquazzoni così caratteristici della Scozia, centinaia di esperti e delegati di tutti gli Stati del mondo si sono incontrati all'inizio di novembre 2021 in occasione del ventiseiesimo vertice sul cambiamento climatico organizzato dalle Nazioni Unite. Chiamato COP26, era lungi dall'essere un viaggio inaugurale e molte orchestre erano già state assoldate per accompagnare le peripezie dell'industrialismo durante il suo naufragio annunciato.

  • Io non ci sarò

    Premessa. Chi scrive non ha mai votato in vita sua, nonostante quasi quarant’anni di reiterate occasioni. Non sono perciò un ex-elettore oramai deluso e disingannato, non sono uno scioperante o un disertore delle urne; piuttosto, un renitente. Non ho mai avvertito il senso, l’importanza, la necessità, l’interesse, il dovere, nemmeno la curiosità di presentarmi a un seggio, non capendo come si possa delegare ad altri il compito di decidere come vivere la propria vita.

  • Il virtuale è reale, il reale è virtuale

    Vivere in un incubo atomico sembra aver offuscato le nostre infinite possibilità di fare emergere un senso critico. Al contempo, la sola possibilità di un annientamento generale, data dalla presenza dell’energia nucleare, rende palese la brutalità di questo mondo. Immersi in una realtà di cui ormai, più o meno consapevolmente, siamo ostaggio, diveniamo perenni riproduttori dell'abitudine di sopravvivere.

  • IMBY

    Cos’è un’infrastruttura? Qualcosa che sta sotto, celata. Su di essa si erge la costruzione, si solidifica l’organizzazione del mondo. Ciò che sovente critichiamo è ciò che emerge, ciò che è visibile ai nostri occhi. Sotto il livello della critica, nascosta dal manto della neutralità, vi è invece l’ossatura del Dominio.Diversamente una radicale avversione al regime vigente permette di mettere a fuoco, anche letteralmente, l’infrastruttura. Che siano le linee elettriche che alimentavano la pace sociale della Spagna di Franco o l’apparato industriale del nord Italia che produceva negli anni 43-45 armi per l’esercito nazista, quando la lotta per un modo diverso di esistere diventa senza quartiere nulla resta neutrale. Ci rendiamo davvero conto di vivere in…

  • Tsunami

    Lo tsunami è un fenomeno strano. È forse quanto di più prevedibile ci sia al mondo. Un terremoto smuove migliaia di tonnellate d'acqua. Un muro di energia lentamente si muove verso la costa. Il livello del mare scende di diversi metri. Sarebbe così semplice accorgersene e rifugiarsi sulle montagne, al riparo, per capire come resistere all'impatto dell'onda. Eppure l'acqua che scompare attira i curiosi. Ognuno ha il proprio profitto a cercare nella sabbia del fondo. Ognuno ha una perla che lo abbaglia. Finché non sopraggiunge l'acqua a spazzare via tutto.

  • Terra bruciata

    Malgrado i tentativi da parte di tutte le nazioni per provocare la pioggia, le precipitazioni erano diventate sempre più scarse. Infine, quando era stato chiaro che non poteva piovere perché non c'erano nuvole, non si era più tentato niente. A questo punto l'attenzione era stata rivolta alla più genuina fonte di pioggia, la superficie dell'oceano, da cui l'acqua avrebbe dovuto evaporare. Era bastato un superficiale esame scientifico per capire che le origini della siccità si trovavano lì.

  • La guerra meccanica

    Che sarebbe una società che obbedisse automaticamente a una parola d’ordine meccanicamente trasmessa, che su quella parola d’ordine regolasse la sua scienza e la sua coscienza, e che avesse perduto, col senso della giustizia, la nozione della verità? Che sarebbe un’umanità in cui la forza brutale tenesse le veci della forza morale? Che avverrebbe, per dir tutto, se lo sforzo morale dell’umanità si rivolgesse contro se stesso al momento di raggiungere la sua meta, e se qualche artificio diabolico gli facesse produrre, invece di una spiritualizzazione della materia, la meccanizzazione dello spirito?

  • Conservarsi?

    Ci hanno provato in ogni modo nel corso dei millenni. Trovare una formula per conservare il potere. Strapparne alcuni frammenti dal flusso assicurandosi così la vita eterna. Ci hanno provato con le piramidi, ma il tempo ne ha eroso la grandezza. Ci hanno provato con le statue, ma la pioggia ne ha dilavato i lineamenti. Ci hanno provato con le colonne e gli archi, ma i successori ne hanno cancellato i nomi. Ci hanno provato con dipinti ed affreschi, ma nuova calce ha ricoperto sempre quella precedente. Figli di quelle autorità passate che si credevano dèi, alcuni cercano ancora oggi di conservare il potere affidandosi a parafulmini e talismani.

  • Meri ingranaggi?

    La parola «rimozione» riempie giornali, riviste, programmi radiofonici. I trentasei anni trascorsi da allora sarebbero stati «anni della rimozione». Ma è proprio vero che ora il «rimosso» è affiorato? Che dopo un periodo così lungo di latenza, è iniziata improvvisamente una seduta terapeutica per centomila se non per milioni di persone? Ne dubito.

  • Nessun lieto fine

    Una volta che l’immaginario istituzionale ha dimostrato di aver trionfato pressoché dappertutto, non gli resta che una cosa da fare: liquidare gli ultimi scarti dalla norma rimasti in circolazione, compito burocratico da sbrigare il più in fretta possibile al fine di bonificare l’intero territorio.