• La cieca vita

    Questi esseri umani che trascorrono la propria vita agli ordini dell'autorità, del denaro, della tecnologia, davanti a schermi di tutte le dimensioni, non sono forse gli ignavi disprezzati dal sommo poeta, «le genti dolorose c'hanno perduto il ben de l'intelletto»? Questi uomini e queste donne vogliosi solo di carriera e sicurezza non hanno «l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo»? Gli onesti e rispettosi cittadini usi ad obbedir tacendo pur di non avere guai, pur di non correre rischi, non assomigliano a «questi sciaurati, che mai non fur vivi»? Delle vittime della propria ignavia non si può dire che «la lor cieca vita è tanto bassa, che 'nvidiosi son d'ogne altra…

  • Bolscevismo… e questione nazionale

    Dopo l'abolizione del dispotismo zarista durante la rivoluzione del 1917, le prospettive di rapporti nuovi e liberi tra i popoli, fino a quel momento sottoposti al violento giogo dello Stato russo, si profilarono all'orizzonte dei lavoratori. L'idea di una totale autodeterminazione, fino alla separazione completa dallo Stato russo, nacque così naturalmente tra questi popoli. Si espresse in maniera molto netta in Ucraina, senza conoscere fin da subito una formulazione ben definita.

  • «Che cos’è ‘sto lavoro?!!»

    L'inferno non sarà di questo mondo, ma una cappa di piombo sembra essere pesantemente piantata sulle coscienze e sui cuori, poiché il tentativo di riflettere sulla nostra sorte in modo più profondo e diverso dalle logiche contabili e gestionali dello Stato, dei media e dei sindacati, si scontra troppo spesso coi muri fatalisti o moralistici che fanno soffocare il pensiero negli schemi dominanti: «è sempre stato così», «ci deve pur essere qualcuno che decide per gli altri», «basta votare o schierarsi», quando non è la più semplice rassegnazione a giustificare l'abbandono per difetto: «in ogni caso, alla fine i politici e i padroni fanno quello che vogliono, quindi non serve a nulla agitarsi troppo».

  • «Ed ecco a voi…»

    Quello che accade è che la TV altera il significato di «essere informati», creando una specie di informazione che sarebbe più giusto chiamare disinformazione. Uso questa parola quasi con lo stesso significato che danno ad essa gli agenti della CIA o del KGB. Disinformazione non significa falsa informazione. Significa informazione sviante – spostata, irrilevante, frammentaria, superficiale –, significa informazione che crea l’illusione di sapere qualcosa, ma che di fatto allontana dal sapere.

  • Bispensiero della Vittoria

    Sempre e comunque si tratta di un successo, di un qualcosa che, in un mondo aperto quale quello in cui viviamo, condurrà a poco a poco all’obiettivo finale che si sarebbe voluto raggiungere. E che importa se prima le aspettative erano diverse, se altro si era detto e fatto? In fondo, l’Eurasia con chi è in guerra?

  • Inciampare per non strisciare

    Testardo chi continua a conficcare la testa nell’infinito buio del mondo. Pieni di ferite, molto spesso non si riesce a sopportare la desolazione della vita, la sofferenza che ci circonda, il dolore che ci scava, sempre più in profondità. Per niente facile accendere una piccola luce nel mondo, dove ci sono pochi occhi in grado di scorgerla. Certe volte, quando si cammina in pieno giorno, tutto diventa buio. Non è facile ripercorrere le stesse strade, come i pellerossa, che seguivano gli stessi sentieri per tentare di fermare il tempo.

  • Accettare la servitù per non morire

    C’è chi ritiene il carattere battagliero dei francesi un tratto nazionale, retaggio storico di quella Grande Rivoluzione che mandò sulla ghigliottina i monarchi di Francia, spiegando così il susseguirsi di movimenti sociali dagli obiettivi riformisti ma dalle pratiche radicali. Vera o falsa, è un’ipotesi suggestiva che spiegherebbe anche il motivo della differenza con l’Italia. Se nell’esagono si respira sempre l’aria inebriante del 14 luglio, nella «terra dei morti» a forma di stivale pare indelebile il fetore debilitante dell’8 settembre, data simbolo dell’italica cialtroneria, ipocrisia e inettitudine. Basti considerare l’attualità delle riflessioni che seguono, scritte da un giurista insospettabile di tentazioni sovversive e dedicate allo sbando del Belpaese dopo l’armistizio.

  • All’orribile, il tumulto

    Insensibili di fronte alla gente, si dirà. Ma quanto sono patetici i piccoli usufruitori della realtà, volontari e promotori della ginnastica dell’obbedienza, che collaborano attivamente al genocidio continuo? Aberranti e patetici come i signori che invocano “un altro progresso e un altro Stato”, bramosi di autorevolezza per mettersi in testa al treno, per soddisfare il loro narcisismo e la loro sete di dominio. Essi non si rendono conto che non è mai esistito un tempo adatto per impadronirsi del treno: lo si può solo fermare.

  • Fuori dal branco

    Non intendo dire che, una volta “fuori”, i dogmi religiosi appaiano all’improvviso artificiosi e arbitrari; no, essi non perdono subito il loro prestigio, il loro fascino, la loro plausibilità; ma, presto o tardi, finiscono col manifestarsi per quello che sono: le verità proprie ed esclusive della Chiesa, il suo patrimonio spirituale, quello che la distingue dalle altre chiese, anche cristiane; in una parola, la sua ideologia.