• Difendere la devastazione

    Qualcosa di stimolante, finalmente! Ecco che si riaccende la conflittualità sociale! Ecco che dopo tante invocazioni riappare all'orizzonte il desiderio di lottare per proteggere il mondo dalla devastazione capitalistica. Una nuova speranza?

  • La via al massacro universale

    Un testo pubblicato nel 1915, dopo che il presidente degli USA Wilson cambiò parere sull’opportunità di restare neutrale nel conflitto mondiale in corso in Europa, e letto in diverse conferenze sparse in tutto il Paese. Una era prevista la sera del 22 luglio 1916 a San Francisco, dove proprio quel giorno doveva svolgersi la "Preparedness Day Parade" (parata a favore dell’ingresso in guerra degli USA). Alle 14.06 una bomba esplose nella folla facendo strage fra gli spettatori. Poche ore dopo, in una città dove infuriava la caccia al sovversivo, Emma Goldman si presentò comunque all’appuntamento, salì sul palco e senza esitazioni sostenne le sue ragioni contro il militarismo e la guerra.

  • Il marxismo, piaga e maledizione

    Cosa insegna questa scienza del marxismo? Che cosa sostiene? Afferma di conoscere il futuro. Presume di avere una conoscenza così profonda delle leggi eterne dello sviluppo e dei fattori determinanti della storia umana da sapere cosa dovrà venire, in che modo la storia andrà avanti e cosa succederà a partire dalle condizioni e dalle forme di produzione e organizzazione che ci appartengono. Mai il valore e il significato della scienza sono stati fraintesi in maniera tanto ridicola. Mai l’umanità, specialmente la parte più oppressa, spiritualmente diseredata e arretrata, è stata ingannata in maniera tanto infame, con un’immagine così distorta.

  • Non sarà più poesia

    Per quanto riguarda la letteratura scientifica dovrei essere molto arrogante per parlarne poiché ne so davvero poco; ma di quelle divulgazioni generali che possiamo notare nei lavori di Haeckel, Darwin e simili, direi che oltre alle informazioni importanti che contengono (che certamente nessuno può ignorare) presentano un riflesso trasformato dell’uomo, diverso da ogni letteratura del passato. Le loro parole sono fredde, incolori, appesantite dal lavoro della precisione, come delle macchine, sostenute, assolute, incuranti. Lo spirito che incarnano è nuovo. Offrono un’immagine dell’anima dell’uomo in cui l’immaginazione resta sospesa. Sono la ragione che ascende.

  • Leggere senza essere disturbato

    Nel marzo del 1938 l’Austria entrò a far parte della Germania. Per alcuni (una piccola minoranza) questa fu la fine della vita civile; per altri significò la liberazione dalla tirannia del totalitarismo cattolico che aveva governato l’Austria per anni; altri ancora accolsero positivamente l’unificazione con il Grande Fratello e la crescita di potere che essa implicava. «Guarda i nostri aerei!», esclamarono quando le forze aeree tedesche volteggiarono sopra Vienna. Correvano voci di progresso, di fine della stagnazione, di grandi opportunità. «Presto lavoreremo di nuovo», dicevano i disoccupati; «si occuperanno di noi», dicevano i poveri; «siamo finalmente liberi», dicevano i rappresentanti di minoranze politiche, tra cui eminenti socialisti.

  • Gli impiccati di Londra

    In criminologia come in economia non esiste parola più importante di «capitale». Nella prima di queste discipline ci si riferisce alla morte, nella seconda ci si riferisce alla «sostanza» o alla «riserva» di vita – due significati apparentemente opposti. Lasceremmo volentieri agli etimologi il compito di spiegare il motivo per cui la medesima parola, «capitale», indichi al tempo stesso i crimini passabili della pena di morte e l'accumulazione di ricchezza fondata sul lavoro di un lavoro passato (o morto), se questa associazione pungente e paradossale non illustrasse con tanta precisione l'argomento di questo libro. In quanto esamina il rapporto esistente fra la messa a morte organizzata della manodopera vivente (la pena capitale) e lo sfruttamento…

  • Ripresa e Resilienza?

    Ormai lorsignori non giocano più sulle parole, non devono neppure fare lo sforzo di travestirle. Non hanno bisogno di ricorrere all’antica lingua di legno di un potere menzognero e censore, così prodiga di eufemismi in grado di anestetizzare qualsivoglia conflitto. Lo dicono chiaro e tondo che la corsa della nostra civiltà verso il baratro non può e non deve essere interrotta, non importa quanti e quali disastri sociali ed ecologici abbia già provocato in passato, quanti ne provochi nel presente e si accinga a provocarne in futuro.

  • Il pane che mangiamo

    Dal celebre padre non ereditò soltanto le idee ma, soprattutto, l’amore per la poesia. Renzo Ferrari (1915-1990) – figlio di Renzo Novatore (caduto sotto il regio piombo fascista dopo aver incendiato chiese e cuori, svaligiato casseforti e sogni, assaltato arsenali e desideri), nonché collaboratore di vari periodici anarchici internazionali – è stato anche autore di alcune raccolte poetiche: "I canti della meditazione e del dolore" (1949), "Del tutto e del nulla" (1952), "Ombre crepuscolari" (1974), "Il pane che mangiamo" (1989). Qui di seguito alcuni dei suoi versi.

  • Il Tempo e la Macchina

    Il tempo, così come lo conosciamo, è un'invenzione assai recente. La moderna concezione del tempo è poco più antica degli Stati Uniti. È un sottoprodotto dell'industrialismo, una sorta di equivalente psiIl tempo, così come lo conosciamo, è un'invenzione assai recente. La moderna concezione del tempo è poco più antica degli Stati Uniti. È un sottoprodotto dell'industrialismo, una sorta di equivalente psicologico dei profumi sintetici e dei coloranti all'anilina. Il tempo è nostro tiranno. Siamo profondamente coscienti del movimento della lancetta dei minuti, persino di quella dei secondi. Dobbiamo esserlo. Ci sono treni da prendere, cartellini da timbrare, compiti da svolgere entro scadenze precise, record da battere in frazioni di secondo, dispositivi che stabiliscono il ritmo…

  • Il criterio del numero

    Ecco un principio formulato senza limitazioni: la società non può essere folle quando schiaccia l'individuo; folle è soltanto l'individuo che protesta contro la società che lo soffoca. La società americana da cui è uscita la bomba di Hiroshima e la società tedesca che costruì i campi di sterminio di Dachau e Buchenwald, non erano affatto, e non sono, società folli, dal momento che non hanno mai cessato «di essere società». Non solo non erano folli, ma in virtù del criterio del numero, che non è casuale, esse erano regola e giustizia.